mercoledì 23 settembre 2009

Scotland trip - Day seven

il racconto day by day del viaggio di quest'estate (foto)

Il giorno sette è dedicato totalmente all'isola di Skye: l'origine del nome non è certa, ma una ipotesi è che derivi da nuvola, isola delle nuvole quindi; ho come l'impressione che non ci sarà tempo bellissimo...

First things first: la sveglia! Mi sveglio ed ho una curiosità: vedere chi ci ha dormito nella stanza sopra di noi: la notte prima so stati colla tv accesa a palla su un film di guerra a schiamazzare... che strazz...

alle 8.30 usciamo dalla stanza, e di fronte a noi oltre l'ingressino c'è Janet seduta in poltrona che guarda il meteo, e ci fa entrare nella saletta da pranzo con il tavolino. Ci sediamo e ci comincia a portare il solito ben di dio. Arrivato il piattone con la solita colazione, io chiedo: posso avere della brown sauce? Janet mi guarda, ed esclama: "oooh, a real englishman!" poi va in cucina e fa al marito qualcosa del tipo "ma lo sai che mi ha chiesto la brown sauce? a real englishman!" e avanti così. Scendono poi anche i vicini, e sono una coppia stranamente assortita formata da un tedesco sulla 40ina, vagamente pelato e con gli occhialetti, ed una romena, che vivono a Madrid.

Abbastanza sportivi, stanno facendo passeggiate sulle five sisters. Mentre mangiamo facciamo due chiacchiere, e scopro che lui lavora per una grande multinazionale dell'elettronica (un nome famoso che mo nn me viè), e ha fatto dei test di una apparecchiatura ad Avezzano i giorni prima del terremoto, trovando una città praticamente fantasma... piccolo il mondo... Eri battezza la lei in un modo che... ve lo scrive nei commenti va...

Finito di armeggiare in cucina, esce fuori Janet e poi sempre di più il marito, e si mettono di buzzo buono a fare chiacchiere, toccando a mia memoria i seguenti argomenti (in ordine sparso):
la casa, ereditata dal padre del marito di Janet, che è un antico edificio in pietroni, proprio come i castelli, e quelli nelle fondamenta sono grandi come un tavolo da pranzo;
i celti ed i kilt, con il marito (originario della zona) che spiega che lui il celtico lo capisce ma non lo parla, che a edinburgh non lo capiscono neanche (Janet è di edinbara); il kilt, che deriva dal tartan de na vorta, che era niente più di una coperta su cui dormire quando ci si fermava, e che nell'800 è stato separato in due parti. Ci spiega anche che secondo lui c'è bisogno del "fisico" per portare il kilt (la panza);
ci raccontano dell'old man of Storr, che andremo a vedere, e della kilt stone;
Poi due chiacchiere su edinbara, ci consigliano di cercare un B&B un po' fuori, verso l'aeroporto, dicendoci che l'indomani ci spiegheranno bene dove guardare.
Dette queste cose (e molte altre), verso le 10:00 (un'ora e mezza dopo essere usciti dalla stanza) usciamo per l'isola!

Janet ed il marito ci prestano molto gentilmente una cartina stradale molto dettagliata di Skye, vecchia (non c'era ancora il ponte che è in funzione dal '95) tutta sgangherata con scotch ingiallito, ma che servirà all'uopo.

Passiamo di nuovo a Kyle of Localsh, e poi sul ponte! L'idea è di spizzarsi un bel po' di paesaggi, verde e natura. La giornata parte con un tempo abbastanza uggioso, nuvoloni belli carichi che solcano il cielo. Il primo tratto verso la parte nord ci porta verso la cittadina di Broadford (che non abbiamo neanche attraversato), e poi dopo un po' di curve fra prati verdi e insenature di mare verso Portree (che deriva da "porto del re" in gaelico, e secondo me pure in italiano). A Portree ci facciamo giusto una foto.



La prima tappa è all'Old Man of Storr: una spettacolare pietrona alta una cinquantina di metri, nient'altro che il condotto di lava (pietrificata) di un antico vulcano. Il tempo è messo a "drizzle", piovaschi di pioggia molto leggera che ogni tanto diventano veri e propri diluvi, e davanti a noi abbiamo una passeggiata (in salita) di una 40ina di minuti (ma questo a Eri non lo dico sennò col cavolo che ci si arriva). L'inizio della passeggiata è in un sentiero in un bel bosco, che ogni tanto si apre in radure (la prima è quella aperta per far passare la linea elettrica), dove il sentiero diventa ben fangoso. A circa metà del tragitto, in corrispondenza di una collina erbosa e verde, il bosco si interrompe, il paesaggio diventa quello di alta montagna, il sentiero diventa una sasso-scala, Eri si ferma e io continuo su, mentre continua a piovere. Arrivato in cima, guardo l'old man perso nella nebbiolina, torno indietro e ci reincamminiamo per il giro sull'isola.

Prima, una tappa ad una cascata, con una bella scogliera a picco sul mare.


Tappa successiva, la kilt stone: il marito di Janet ci ha raccontato che fino a poco tempo fa la pietra a piombo sul mare non aveva parapetti, ma poi... un indiano si sposa a Skye, e con la moglie va a fare le foto proprio sulla kilt rock. La sposa veste un sontuoso sari, che... fa da vela e la trascina giù!! I maligni raccontano che l'indiano avesse intestata una ottima assicurazione sulla vita della moglie... ma fatto sta che il pietrone che si affaccia sul mare ora ha le transenne! Qui per la cronaca m'è caduta la macchinetta ma per fortuna non s'è fatta quasi niente a parte qualche graffio, olè!




Il tragitto continua sostanzialmente in macchina, nel percorso che trovate linkato giù in fondo. Il tempo dal lato nord/est dell'isola è buono, e quindi la giornata è andata liscia. Facciamo una piccola tappa al Dunvegan castle (pranzo? biscotto!), ma non entriamo perchè costa troppo. Ecco una manciata di foto del giro:


Passiamo oltretutto per un ridente paesino:


A fine giornata passiamo ad Armadale per prendere i biglietti del traghetto del giorno dopo, e la sera passiamo per Kyleakin, unica parte di Skye che avevo già visto, e dove ho perso (dimenticato) la mia macchinetta fotografica 9 anni fa. Una breve sosta, cena al Saucy Marys Lodge (Hamburger Eri, non mi ricordo che io), dove c'è la wifi e mando un paio di messaggi via gciat a Marica. Infine, udite udite, guido io fino a casa!



Ecco il tragitto del giorno (mappa)!

2 commenti:

  1. La "lei" l'ho battezzata simpaticamente "vacca", e non per il fisico (lì nulla da dire) ma per il suo delicato modo di mangiare e masticare...
    Insomma, una ruminante a bocca aperta di prima scelta! E io le sedevo proprio accanto... Sigh!

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