lunedì 29 marzo 2010

la resa del nemico

La battaglia era stata preparata fin nei minimi particolari.

I soldati erano carichi e fiduciosi. Per tutto l'accampamento regnava un'atmosfera di rara tranquillità. Il morale era alto perché di lì a pochi giorni si sarebbe dato il via a tutto. Erano smaniosi di combattere. E in più sembravano consapevoli della loro vittoria. Al massimo sarebbe durata più del previsto. Ma vincere avrebbero vinto, senza ombra di dubbio.

Il terreno era stato largamente sondato tempo fa. Si aveva una chiara idea del campo sul quale ci si sarebbe scontrati. Carte erano state studiate attentamente, pur considerando la non perfetta attendibilità di esse. Informazioni troppo vecchie, informazioni che andrebbero verificate e aggiornate.

Era stato dato un avviso, seguito da diverse contrattazioni. E infine era stato consegnato l'ultimatum. Semplice e chiaro: arrendersi.
Sarebbero state risparmiate vite, chi voleva andarsene era libero di farlo. Non ci sarebbero stati schiavi, violenze e assasssini per soddisfare la sete dei soldati.
Erano state promesse cose che entrambi le parti sapevano che sarebbero state rispettate.
E la parte debole sapeva che non aveva poi molta scelta. Se non quella di morire combattendo.
Perché la conquista del Regno era ormai cosa certa.

L'orgoglio sembrava avere la meglio su quella popolazione. Non si sarebbero venduti tanto facilmente. Era una questione di onore.
E così le parti iniziarono a preparasi. Entrambe fervevano di attività per la data fatidica.
E quando tutto fu pronto... il nemico si arrese, prima del previsto.

Senza combattere, consegna le chiavi della città.

Cesare sembra soddisfatto, nonostante la delusione tra i soldati.
Ma Cesare sa come calmare gli animi. Preferisce che le cose si risolvano in questo modo invece di spargere il sangue di entrambe le parti.
Parte della popolazione abbandona la cittadella, parte resta fiduciosa delle condizioni stabilite in precedenza.

Cesare ritiene che la resa di oggi sia una gran conquista, anche se nel suo memorandum non scriverà gesta eclatanti.
La posizione importante del piccolo Regno così come quella della cittadella, saranno potenziate negli anni: diventerà un nodo centrale di scambio, diventerà una città degna di tal nome.
Sarà l'orgoglio della sua stessa popolazione, quella che le è rimasta fedele e quella nuova che si instaurerà.

Domani verranno mandati in avanscoperta alcuni uomini fidati.

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