domenica 17 aprile 2011

Hokkaido, all you can eat vicino a termini

Ovvero finalmente torniamo con una recensione in grande stile. Colonna sonora mentre scrivo: Band of Gypsys di Hendrix. Ma prima la dovuta anagrafica:

dove: a Via Marsala 96/c, o anche Via del Castro Pretorio, 10/12 (vabbè, qui)
quando ci son stato: ieri, 16 aprile;
quando ci torno: uhm vedi sotto;
quanto si spende: 19,90 + bevande/dolci.

Inizio con il collegarmi ad un post di youkoso italia, nel quale si denunciava un effetto fukushima (福島県) nei ristoranti jappi italioti e più in particolare romani:
Siamo andati in alcuni ristoranti giapponesi a cena a Roma e con l’occasione abbiamo scambiato 4 chiacchiere con i proprietari.In tutti iristoranti visitati di venerdi e domenica sera eravamo al massimo 4 tavoli di clienti.I ristoranti giapponesi stanno affrontantando una crisi senza precedenti e pesante dettata “unicamente” dal panico incondizionato lanciato dai media italiani.
Il post è di 10 giorni fa. Non so se abbia scosso le coscienze dei romani e degli stranieri in visita a roma, non so se la tesi fosse sbagliata, ma vi assicuro che ieri sera da Hokkaido c'era il gran pienone!

Compagnia della serata, Rick e Silvia. Arrivati poco prima di noi, fermano un provvidenziale tavolo, ultimo rimasto fra quelli liberi senza prenotazione.

Il locale, entrando dalla parte di via castro pretorio, è sostanzialmente uno stanzone molto più lungo che largo, i tavolini sulla destra, sono quadrati, disposti a tre a tre. Noi siamo seduti nella 2a fila, e occupiamo i due tavolini esterni (401 e 402), e in effetti il terzo tavolino che sta verso il muro è abbastanza "tappato da tavoli sui tre lati dove non c'è il muro.

L'arredamento è il classico modern-jap, toni scuri, tovagliette fatte con le listarelle di legno, ciotole bianche, lanterne con kanji a volontà, porta scorrevole che chiude l'ingresso, nella norma.

Ci sediamo (incastrando caschi giacche e zaini, non sapendo che ci fosse il guardaroba), ordiniamo da bere (una asahi e due bocce d'acqua, una frizzantona e l'altra no), e attendiamo fiduciosi il menù.

Che arriva a stretto giro di cameriere, uno stampato doppia faccia che ho il piacere e l'onore di riportarvi qui sotto (courtesy of hokkaido bien sure).
Il primo giro mi concentro su nighiri e sashimi (al grido di meno riso, più pesce!), e quindi mi sdrufo dal 501 al 505, dal 521 al 524, e mi concedo anche gli uramaki ocean (531) e okkaido (532). Buono il pesce, sebbene la spigola fosse un po' fibrosa rispetto ad altre volte che l'ho mangiata. In questa prima mandata a volte il riso era leggermente poco cotto, giustificabile visto il casino di gente che c'era, ma se ero jappo li avrei spanzati lì seduta stante e avrei fatto festa con le loro budella.

Menzione d'onore per gli uramaki, soprattutto il 532 che, almeno per me, ha ridato senso all'esistenza del cetriolo, almeno accanto al tonno crudo.

Il secondo giro abbiamo dato fiducia ai teppanyaki, sake (561) e maguro (562), buoni entrambi (la salsa teppanyaki se la comanda comunque), con un vantaggio di gusto del sake teppanyaki. Poi temaki, ho provato il maguro (526), buono ma la majonese proprio non ce la vedevo. I maki fanno sempre la loro porca figura invece.

Poi ho preso uno yasai tempura (568), buon tempura di verdure. E un futomaki (535), senza infamia e senza lode (nel senso che se nel ripieno mi ci metti cetriolo, ovo e surimi, non è che io mi possa troppo esaltare).

Da evitare: onighiri (518), na palla de riso piena de majonese; gli edamame (542), freddi e con poco sale; i nikuman (548), che invece che essere polpettine di riso sono praticamente gyouza con ripieno di maiale.

A questo punto posso ardire un confronto con l'altro all-you-can-eat che abbiamo provato recentemente, il wokwe.

A Hokkaido và il punto per avere la possibilità di ordinare, che in effetti al jappo, dove molte cose sono fredde, è un vantaggio relativo. Ma il tempura freddo che fa il giro sul nastro effettivamente non se po' struscià manco da lontano, quindi hok Hokkaido.

A prezzo siamo pari. Come a qualità di pesce.

Ma wokwe, nella sua configurazione attuale, se la potrebbe anche vince(re). Perchè ora ha unito la sala jappa e quella cinese, e si può scegliere senza problemi a partire dal pesce crudo e arrivare alla robba saltata sulla piastra che tu stesso porti, cruda, al cuoco cinese che si sbizzarrisce. Poi è dietro casa. Vediamo se, tolto il nostro embargo jappo preparatorio al fu viaggio, confermo questa sensazione.

Infine serata piacevole, locale che merita (forse potrei provare a pranzo?) ma non è eccelso, pieno (mi viene in mente ora) di spagnoli, evidentemente gli alberghi li vicino sono una manna dal cielo (inteso come gli aerei che sbarcano tutti sti spagnoli).

questo risto ed altri sull'apposita mappa.

1 commento:

  1. io voto la qualità alla quantità: gli all-you-can-eat si assomigliano un po' tutti...
    Non ha senso riempirsi la pancia e non essere pienamente soddisfatta o non avere una specialità che ti colpisca: difficilmente ci tornerò.

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