lunedì 10 giugno 2013

campo remoto, la "notte"

Ultimo passo per concludere la preparazione del campo (che, ehm, m'ero scordato al precedente post), è il recinto di avvertimento orsi. Consiste in una serie di paletti (nel nostro caso 8), con un filo metallico fra di loro, ad una altezza giuppersù di 40 cm da terra.

Ne vedete due già piazzati alle mie spalle nella foto che già avevo postato last time.
mira las palitas
Ad ogni cavo metallico è collegata una carica che, nel caso il filo venga tirato, esplode, svegliando (si spera) i campeggiatori e magari anche spaventando un po' l'orso. Durante il giorno 6 su 8 sono tesi, in modo da poter passare senza fare piroette alla carla fracci.

la carica essssplosiva
Come già detto, dal punto di vista meteorologico ci ha detto molto bene. Purtuttavia la prima sera, dopo la cena (che è arrivata abbastanza presto visto che a parte un panino a tre quarti del viaggio non abbiamo mangiato molto altro), si è alzato un po' di vento ed è calata un po' di umidità/nebbia.
el nebiùn
Niente di tragico, stanchi eravamo stanchi, dopo aver fatto un breve sopralluogo verso il sito deputato alle misure, dopo aver provato a vedere se si riusciva ad arrivare (passo-sonda, passo-sonda) tra due monti per affacciarsi sul panorama (crepaccio, non ci si arriva), abbiamo chiuso l'ultimo tratto di filo anti-orso e ci siamo predisposti per la notte. Il che vuol dire rimettere nelle casse o nelle tende qualsiasi oggetto e portare le pentole sporche di cibo lontano dalla tenda (e comunque fuori dalla zona delimitata dal filo).

Meglio essere ben riposati il giorno dopo, con il probabile bel tempo.

Ma cosa provoca la nebbia a temperature di un bel po' sotto lo zero? Brina! I cavi di recinzione la sera prima di andare a dormire erano già in questo stato:
brina! protagonista della prima notte....
Perchè la faccio tanto lunga con la brina? Mo vi dico.

Insomma, tutti nei sacchi a pelo! Per fortuna sono molto morbidosi, e tengono bene il caldo. Certo ci stiamo dentro con su due strati di termica e il doppio calzino, quindi di dispersione ce n'è veramente poca... Hanno poi anche il cappuccio che si chiude lasciando il solo naso di fuori, ottimo per parare il sole (che vi ricordo, non tramonta).

Ci abbiocchiamo, e verso le quattro...

BÙMMMMM ffffffffffshhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh fiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
e subito dopo
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHH
vale a dire, in sequenza, la carica che salta, un sibilo e poi un fischio, seguiti dall'urlo del ragazzo svedese che, ci ha poi spiegato, ha tirato giù quel grido prima ancora di svegliarsi. Il che ha contribuito a rendere ancora più inquietante il silenzio successivo nei pochi secondi che ci sono voluti per uscire. Fucile alla mano. Fortunatamente con i due strati di lana, che se stavi in pigiamino uscire a -15° nella nebbia ce poi rimanè.

Per scoprire, con sollievo, che la maledetta brina ha appesantito talmente i cavi che uno di essi si è tanto imbarcato da far saltare la carica.

Oh beh, pace, we are having the full experience! Ne approfitto per andare in bagno, tanto per non rischiare di dover riuscire un'altra volta dal sacco a pelo, e, una volta rimessa la carica e ripuliti i cavi, ci rimettiamo under the pezzas.

La mattina, il tempo era così:

E qualsiasi cosa ci fosse in giro era ricoperta di alberelli di brina cresciuti nella notte, di cui questo è un closeup

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